9 maggio, sabato
L’indomani mattina viene a parlare mia madre.
La vedo suonare da casa mia per un minuto consecutivo sul campanello. Non risponde nessuno.
Dopo 10 minuti mi chiama lui col suo numero e mi insulta dicendomi che mi spacca il culo e che lunedì mi arriverà la lettera dell’avvocato.
Mi spiace che proprio in quel momento non riesco a mettere il photo booth del computer abbastanza velocemente: quando avvio la registrazione (photo booth) ha smesso di insultare e minacciare.
Si lamenta che l’ho svegliato: alla faccia del lavoratore. Erano le 12!
D’altra parte perché lavorare se li sto mantenendo io, lo stronzo italiano?
Lo faccio parlare con mia madre, dice che lui non c’è più a casa ed è andato al lavoro: ma se lei l’aveva svegliato non poteva aprire?
Comunque parlano al telefono, lei lo prende con le buone come una nonna.
Il pomeriggio si risentono e lui le fa un sacco di complimenti perché lei è buona e comprensiva, io sono cattivo.
Lei gli dice “di fare con calma, che quando se ne andranno andremo a mangiarci una pizza” e che gli ridarò la cauzione. (Cioé gli regalerò i mille euro che se ne sono andati in bollette).
Seguono altre telefonate successive, in una “lui non si dava pace perché aveva promesso a mia madre di andarsene entro maggio, ma ancora, ahimè, non trovava”, in un’altra, a fine maggio, “forse stavano per concludere”, a Molino Dorino, bla bla bla…
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